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Continua…
Ogni motorino che si affiancava alla BMW poteva essere un pericolo, per fortuna la pioggia ne aveva dimezzato il numero. L’importante era evitare le stradine secondarie con poco traffico, facili da chiudere con un’auto di traverso…la blindatura sarebbe servita solo per proiettili di piccolo calibro…trovarsi sotto un fuoco continuativo con armi di grosso calibro, voleva dire fallire e magari rimetterci la pelle.
Finalmente Napoli, con il suo traffico caotico e continuo; finalmente la ragazza iniziava a sentirsi rilassata, a casa…guardava le vie del centro e i palazzi con stupore, come se tentasse di abbracciarli come abbracci un amico che non vedi da tempo. E in fondo era così…per la prima volta Charlie la vedeva sorridere, e per la prima volta Lei gli rivolgeva la parola con un tono tranquillo e sereno:
“ manca poco, se vuoi ti dico io dove girare per evitare sto casino!”
Un po’ controvoglia Charlie seguiva le indicazioni della ragazza, anche se qualcosa gli diceva di non farlo…se quella era la via che la ragazza faceva di solito, qualcuno di sicuro lo sapeva…non si sentiva tranquillo.Ma finalmente ecco la via che conduceva a destinazione…caseggiati vecchi e malconci a destra e a sinistra, auto scassate parcheggiate sui marciapiedi, poche luci a illuminare…così fino in cima alla via. Poi a destra, giù di nuovo per una strada costeggiata da siepi e alberi…e al fondo una cancellata in ferro battuto delimitava la villa dove stavano per entrare…a qualche metro dall’ingresso, la lucetta su una delle colonne del cancello aveva cominciato a lampeggiare, segno che qualche telecamera aveva già segnalato il loro arrivo.
La giornata lavorativa stava per finire…pochi minuti di tensione nello scaricare passeggeri e valigie, la solita paura che succeda qualcosa all’ultimo minuto, e avrebbe ripreso la via del ritorno passando da Napoli a ritirare il suo compenso…Finalmente poteva rimettere le sue sim nei cellulari e buttare quelle acquistate per il viaggio, mettersi in autostrada, fare il pieno e fermarsi a dormire mezz’ora in qualche piazzola…
Le due donne iniziavano a pregustare un bel bagno e il meritato riposo…
Finalmente davanti all’ingresso della villa: una splendida casa del settecento con una enorme terrazza volta verso il golfo…di giorno doveva esserci una vista spettacolare…
“ bello eh ? ci ho passato la mia infanzia in questa casa, ho tutti i miei ricordi qui…”
“ si…è molto bello….sono ricordi piacevoli?”
Era la prima frase carina detta dalla ragazza a Charlie…probabilmente solo ora iniziava a calare la tensione per il viaggio, e Lei si mostrava per quello che realmente era: una splendida ragazza con degli occhi vivaci e un carattere forte che non le permetteva di lasciarsi andare, se non in poche occasioni, tipo questa, dove la paura e la stanchezza l’avevano resa più vulnerabile e mansueta.
“ piacere, io mi chiamo Luisa…”
Charlie era rimasto alcuni secondi a fissarla, come inebetito dal suo sorriso…poi, resosene conto, aveva tentato un sorriso per nascondere l’imbarazzo…
“ piacere…Autista…per servirla…ahahaah!”
Un sorriso ricambiato e un grazie mentre se ne andava trascinando il trolley verso casa…nel frattempo la signora più anziana era entrata a dare disposizioni alla servitù e ora era di ritorno con una busta in mano dirigendosi verso l’auto di Charlie : “ Qui ci sono i tuoi soldi, mio marito ringrazia per il piacere che gli hai fatto…Dormi a Napoli, ho già dato disposizione in albergo dove troverai tutto quello che ti serve.”
“ Grazie signora, ma credo che tornerò immediatamente su a nord…non sono così stanco”
“ Mio marito dice che è meglio tu dorma qui…un po’ di riposo ti farà bene, fidati, posso essere tua madre! Qui hai l’indirizzo…tieni il telefono acceso…buonanotte, e grazie”
Quel riferirsi a sua madre aveva tranquillizzato Charlie…in un certo modo si sentiva al sicuro, in fondo aveva preso i soldi, era andato tutto bene, nessun problema…sei milioni di lire guadagnati senza problemi…anche togliendo le spese rimaneva una bella cifra!
Eppoi Napoli era meno pericolosa di come si era immaginato, l’albergo era comodo all’autostrada e c’era posto in garage per la sua auto. A casa non aveva nessuno ad aspettarlo, nemmeno qualche animale a cui dare del cibo…fermarsi una notte in più in giro non era un problema così grave.
Mentre guidava verso l’albergo pensava alle cose successe in quelle ore, alla signora con modi garbati e aristocratici…al culo di Luisa, ai suoi occhi, il suo sorriso che probabilmente non avrebbe più rivisto…ai ragazzi con cui sarebbe uscita e che avrebbe baciato…e poi, tirando le conclusioni, al fatto che doveva smettere di fantasticare sulle donne carine che ogni tanto scarrozzava dietro compenso: due mondi diversi…sempre..loro ricche, o comunque figlie di ricchi…nella maggior parte dei casi colte, eleganti, giustamente propense a cercare il principe azzurro…lui si e no avrebbe potuto fare la parte del cavallo del principe! Ma in fondo non era così dispiaciuto…sapeva che in questo mondo ognuno ha un suo perché, un suo compito da svolgere, e lui aveva scelto di fare il traghettatore…aveva avuto modo di conoscere l’amore, quello di una ragazza ricca e bella…e il destino gli aveva concesso anche di essere ricambiato…ma aveva anche capito che i soldi non sono tutto, anzi…i troppi soldi a volte possono portare molte disgrazie…e quando Lei morì di overdose, si rese conto che a volte il dolore è l’unico sentimento che dura in eterno…e che malgrado le auto blindate, le armi, e l’intenzione di proteggerla dal male, non era riuscito a proteggerla da se stessa…
Aveva promesso a se stesso, forse all’inizio inconsciamente , che non si sarebbe mai più messo in una situazione di pericolo come quella, se l’amore può essere interpretato come un pericolo…si era promesso di non amare più…se non altro in modo così totale…
Sant’Antimo…Finalmente l’albergo…
E’ come se quella signora dai modi garbati avesse letto nel pensiero di Charlie, l’albergo corrispondeva esattamente a quanto lui potesse desiderare: posto tranquillo, nessun rumore, possibilità di vedere l’auto dalla camera, personale discreto, e l’albergo molto comodo all’imbocco dell’autostrada…un vecchio palazzo dipinto di bianco, diviso in due strutture unite da una splendida terrazza con la balconata in marmo…camere accoglienti, tv via cavo, letto a due piazze e bagno con doccia e vasca…finalmente poteva concedersi un po’ di pace.
Aveva portato con sé in camera la ventiquatt’ore con dentro il solito cambio di boxer, calzini, spazzolino da denti e poche altre cose personali…un paio di pacchetti di sigarette presi dalla stecca nel bagagliaio, la pistola e i cellulari…in quel momento realizzava che forse il suo lavoro non era finito, si era ricordato le parole della donna riguardo al tenere il telefono acceso, ma sperava che quella sensazione rimanesse tale…forse era solo un modo di dire…doveva essere per forza così.
Continua
Fatti e dialoghi sono da ritenersi puramente casuali…
Aveva passato la notte a guidare per paura di arrivare tardi all’aeroporto e farle aspettare.
Infatti alle sedici e quindici aveva gia’ parcheggiato ed era già davanti ai tabelloni con gli arrivi…venti minuti di ritardo oltre l’ora di anticipo con cui si era presentato a fiumicino.
Lavoro strano quello di Charlie, sempre in giro per l’europa a spostare persone…difficile capire per la maggiorparte della gente come potesse permettersi di fare bella vita non avendo un lavoro “vero”…in fondo anche se non lo ammettiamo, siamo tutti legati a degli stereotipi…lavoro ordinario uguale persona normale, fidanzata uguale matrimonio futuro, single uguale strano o diverso, taciturno uguale matto, simpatica uguale puttana ecc ecc…
Charlie le aveva un po’ tutte…un uomo taciturno e solitario…quasi sempre single…con un lavoro strano. C’erano state delle donne nella sua vita, ma, o per colpa del suo carattere, o del suo lavoro, o per la sorte, avevano lasciato il posto alla sua BMW blindata e alla sua vita da randagio.
Lui amava definirsi un traghettatore di anime…
Due cellulari sempre accesi e svariate sim nel portaoggetti dell’auto…sui sedili dietro alcuni quotidiani sistemati con cura…… il posacenere sempre pulito, malgrado lui fumasse parecchio…a bordo tutto a suo posto e lucido, come le auto che ritiri dal noleggiatore, difficile credere che qualcuno ci abitasse su quei sedili per svariate ore al giorno.Eppure qualche particolare lasciava trapelare il legame tra Charlie e quell’auto grigia: i telefonini nel cruscotto, la sua valigia nera tra i due sedili anteriori, un piccolo vano ricavato nella tasca della portiera che nascondeva una sette e sessantacinque carica e due caricatori…fare il traghettatore di anime aveva dei lati divertenti e una buona resa economica, ma c’erano dei rischi e un prezzo da pagare, come per tutto…
Mentre aspettava il suo carico, passeggiava per l’aeroporto evitando di incrociare gli sguardi delle persone che affollavano la sala, un salto in bagno a darsi una rinfrescata, qualcosa da bere di alcolico, e poi ancora un po’ di tempo davanti ai cristalli che dividono la sala di attesa dalle piste di atterraggio…Charlie amava osservare quei grossi uccelli di metallo che scendevano e salivano in cielo.Si era sempre chiesto come potesse un oggetto così pesante sollevarsi senza sbattere le ali, e sparire sopra le nuvole per poi scendere a migliaia di chilometri scaricando le persone al loro nuovo destino…migliaia di cervelli, ossa, pensieri, mani, che rimanevano fermi per qualche ora lì seduti, si sarebbero mossi in cerca di qualcosa da un’altra parte del globo.Ne era affascinato e allo stesso tempo terrorizzato…quante cose aveva modificato l’uomo rispetto alla staticità della Natura? Quante cose avrebbe ancora sconvolto e modificato prima che i suoi occhi si chiudessero definitivamente e lasciassero al pianeta la possibilità di ricominciare a respirare?
Ma intanto il tempo era passato…il suo carico stava per arrivare, era tempo di ripartire…in tasca aveva le foto delle due donne che avrebbe dovuto scortare fino a Napoli…in fondo non era un tragitto lungo, se la sarebbe cavata con quattro parole mentre metteva a bordo le valigie, un paio di informazioni durante il viaggio, e poi via, di nuovo in viaggio verso casa…se tutto filava liscio, a mattina sarebbe stato nel suo letto a dormire, alla faccia del sole che non amava…
Aveva ricevuto l’incarico da un uomo che non conosceva, semplicemente una telefonata di una voce maschile con accento del sud, poche parole per dire che un amico di un amico aveva fatto il nome del traghettatore descrivendolo come una persona fidata con buone referenze, e, che se avesse accettato, avrebbe ricevuto subito un bonifico di tre milioni sul conto, e il saldo a consegna avvenuta…altri tre milioni.
Charlie sapeva che i sei milioni se li sarebbe dovuti guadagnare….se fosse stata una passeggiata, l’aereo sarebbe atterrato direttamente a Napoli, e la due donne sarebbero tornate a casa in taxi.
La partenza era sempre la parte meno divertente, vero, difficilmente qualcuno decide di spararti addosso in un aeroporto, quindi non si tratta di rischio o paura vera e propria…però Charlie oramai aveva imparato a conoscere la paura negli occhi dei suoi clienti, e l’approccio, l’inizio di un viaggio era il momento in cui doveva sembrare di buon umore, trasmettere sicurezza ai suoi ospiti…sapeva che probabilmente la donna più anziana non avrebbe avuto problemi a capire la situazione e probabilmente era a conoscenza dei rischi…però, la ragazza era nuova di questa vita.
Il volo era stato stancante, niente giornali a bordo, il servizio non dei migliori, malgrado viaggiassero in business class, e entrambe davano segni di insofferenza…avrebbero voluto prendere un caffè, fare acquisti al duty free e comportarsi come qualunque cristiano che torna a casa, ma sapevano che la situazione non glielo avrebbe permesso.
Ritirato il bagaglio, lui si era affrettato a chiuderle in auto e a partire.
Tempo pochi minuti e la BMW grigia era in mezzo al traffico direzione Napoli.
Il tempo a Parigi non era dei migliori, e il pilota aveva tardato a decidere se partire o no…questo aveva creato già non pochi problemi di gestione a Charlie e al suo cliente.
La donna più vecchia, una signora sui cinquanta, bentenuta, aveva un fare da donna di alto bordo…rossetto vivace, capelli raccolti sulla nuca, occhi chiari e l’aria di chi ci sa fare con le persone…difficile descriverla, una di quelle donne che ti giri a guardare non per la bellezza effettiva, ma per un fascino che emanano senza saperlo…quelle donne che mentre ti controlli il nodo alla cravatta e tocchi se la cerniera dei pantaloni è a posto, ti fanno pensare:” cazzo, ecco perché non mi sono sposato! Lei non mi è mai capitata!”.
La figlia è tutt’altra cosa…viziata in senso buono, di quelle che non hanno mai dovuto alzarsi al mattino e chiedere se il bagno fosse libero, o se nel frigorifero ci sia ancora latte non scaduto…capelli neri corvini, pelle olivastra, occhi scuri come la notte e un bel culo. Un atteggiamento diverso da quello della madre, più aspro, meno maturo e più impulsivo..gli occhi di un gatto sorpreso a rubare il prosciutto, spalancati e furiosi…
Facile innamorarsene..
Questo Charlie lo sapeva, ma sapeva anche che il modo migliore di far passare le tre ore che lo separavano dal quartiere Sanità a Napoli erano fantasticare sul culo di lei e al massimo su una eventuale storia d’amore…ma niente di più, anzi: arrivare, scaricare le valigie, tornare in centro, e recuperare i soldi che gli spettavano…il viaggio di ritorno sarebbe stato sufficientemente divertente con tre milioni di lire in contanti e nessuno a casa ad aspettarlo…si sarebbe fermato a Livorno dove avrebbe fatto un sontuoso pranzo, avrebbe visto il mare, e sarebbe tornato a casa sua sano e salvo…
Casa sua rispecchiava il suo modus vivendi: pochi mobili, poche impronte sulle cose…alcuni shampoo in bagno e qualche scatola di antibiotici per quando era in male arnese…una tv davanti al letto e una stanza dove poter tenere il necessario per pulire e oliare le armi, un picci’ e un armadietto con dentro di tutto…poteva tranquillamente essere spacciata per una seconda casa, di quelle dove le famiglie ci vanno due volte l’anno e non hanno il coraggio di venderle perche’ sono un ricordo di famiglia…due armadi, uno pieno di camicie bianche o nere, tutte eguali..nell’altro le giacche, testa di moro, blu, nere, e qualche soprabito…uno nero, uno grigio e uno di cammello, acquistato dopo aver visto “amici miei “…Non si può dire che Charlie fosse una persona che amasse i colori vistosi!
La pioggia battente sulla capitale aveva spinto la BMW grigia a fare strade alternative, causa visibilità ridotta e il mucchio di auto riversate per strada nell’ora di punta…svincoli, semafori, qualche parola con la signora dagli occhi di ghiaccio e qualche occhiata dallo specchietto alla bella napoletana seduta dietro di fianco ai giornali…
I cristalli blindati e le portiere rivestite davano un senso di caldo tepore ovattato all’abitacolo, quando c’era silenzio non si sentiva assolutamente nulla, anche un sospiro era facile da interpretare…
La ragazza era spazientita: perché atterrare a Roma e proseguire il viaggio in mano ad un perfetto sconosciuto fino a Napoli? Non si poteva atterrare direttamente a Capodichino e fare sette chilometri su di un comunissimo taxi? Perché tutte ste menate per rientrare dopo sei mesi passati a Parigi? Che sarà mai successo in italia di così grave da non poter fare vita normale anche se sei figlia di un uomo potente?
Charlie non poteva rispondere…non avrebbe saputo rispondere…il suo lavoro era solo portarle sane e salve a destinazione…eppoi oramai si intravedeva il cartello di Aversa…quasi destinazione…
La vita da queste parti ha orari diversi da quelli del nord italia, la gente esce più tardi per cenare, e quindi ecco di nuovo l’auto e i suoi occupanti imbottigliati nel traffico, auto, motorini, ape, ..qui ogni mezzo è lecito…e Charlie sapeva che lì sarebbe stato in terra straniera…ora era solo, in balia degli eventi…se qualcuno avesse deciso per un agguato, qui era il posto giusto…
Continua…
a volte la libertà non è così importante...
uomini in libertà...

sono particolarmente felice...e triste...
felice, perchè finalmente mi sono iscritto ad un corso di inglese intensivo...basta essere ignoranti ( lituania docet )....
triste, perchè in questi giorni ho realizzato qual'è il tipo di donna ideale:
credevo dovesse essere semplicemente carina, giovane e colta...macchè...
balle...
non importa l'età, il carino è soggettivo e il colto in un certo senso anche...
deve essere sfrontata, iper egocentrica, stronza, sarcastica, problematica, complicata, sinistroide, deve tirarsela all'inverosimile, colta, saccente, ...e ri-stronza....naturalmente bella e consapevole di esserlo...
sono preoccupato...seriamente preoccupato....è come se fossi in un salone, la merda fino al mento, e ad un certo punto entra un signore che ti dice: " su ragazzi, seduti!"
ma in fondo essere vivi è anche questo...o solo questo...sentirsi mancare il fiato e dover nuotare e annaspare per respirare...certo però che un mare dimmerda...santo Dio...
eccomi qui, di nuovo a casa...un pò triste per la fine della nostra zingarata in Lituania. Stranamente triste, perchè di solito rientro a casa con lo stesso entusiasmo di quando parto, però in questo caso il tempo a disposizione è stato veramente poco e sento di non aver terminato la mia visita...mancano parecchie cose che avrei voluto vedere e che mi sono sfuggite. Ma tornerò, sicuramente.
Devo ricredermi: pensavo di trovare un ambiente ostile e freddo, invece ho scoperto una città, Vilnius, alla pari delle grandi città europee a livello artistico e culturale. Negozi alla moda, vita notturna intensa e colorata, tutti i comforts delle grandi capitali e una popolazione viva e sanguigna.
Tralasciando il solito capitolo " donne lituane " ( effettivamente difficile trovare una ragazza brutta in questa città...strano ma vero!) devo ammettere che i miei timori riguardo alla paura di trovare un popolo freddo, ostile e malintenzionato erano infondati...anzi...persone corrette, piacevoli, disponibili al dialogo e purtroppo giustamente prevenute verso gli italiani, che come al solito hanno lasciato una traccia indelebile e poco lusinghiera negli anni indietro...La prima domanda che ho ricevuto da molti abitanti del luogo, superate le barriere della lingua ( il mio inglese fa schifo, per fortuna Loro hanno pazienza e buone doti comunicative ) è : " qui in lituania a cercare donne?"
Effettivamente essere schedati come turisti per sesso non è divertente...mi sono vergognato di essere italiano...se il mio inglese mi avesse almeno permesso di spiegare che si, chiaro, che se in ferie conosci una bella ragazza e ti capita di approfondire, ben venga...ma il non riuscire a spiegarsi mi ha fatto sentire veramente una merda.
Comunque, considerato il nostro scopo del viaggio, e cioè levarsi dall'italia per un week end lungo senza particolari pretese di marpioneggio o qualunque attività promiscuo/trombatoria, ma con la semplice intenzione di zingarare fino a mattina per quattro giorni, ha permesso che la sensazione di disagio per essere italiano in terra straniera passasse alla svelta...
Vilnius è piena di locali modaioli con tendenza a copiare modi e ambientazioni della grande mela...palazzi di vetro e acciaio, gorilla all'ingresso delle discoteche con liste degli invitati e metal detector, limousine con vetri scuri, abiti appariscenti e musica di tendenza. Ecco...una cosa carina in Lituania è senz'altro la musica: pub e discoteche passano tecno, house e altri generi di tendenza e rifacimenti di dj locali molto bravi...ma non è raro cenare in ristoranti con musica classica o fare colazione con sottofondo di pavarotti, zucchero, ligabue, police ecc ecc..
I ristoranti hanno arredi molto curati, nei fine settimana sono quasi tutti pieni, schermi piatti in ogni angolo, personale giovane quasi sempre in divisa col logo del locale...si mangia bene quasi ovunque e a prezzi irrisori considerando le cifre sborsate qui in italia: pranzare in una magione del settecento comodamente sdraiati su divani d'epoca e davanti al camino acceso, vino italiano, antipasti, secondi vari della cucina locale ( eh no...qui la pasta non te la fanno !) dolci, caffè italiano e jack daniel a volontà costa circa venti euro...in italia servirebbe un leasing!
Tutto ciò però riferito alle grandi città e ai centri di attrazione turistica...fuori, nelle campagne circostanti, il divario è ben più visibile che in Italia o nel resto del nord europa...le vie di comunicazione sono mal segnalate e piene di buche...case di legno fatiscenti...nessuna illuminazione notturna e parecchi chilometri tra un paese e l'altro...
Ecco, un'altra cosa che colpisce di Vilnius è l'abissale differenza di illuminazione fra il centro della città vecchia e il resto dell'abitato: le piazze centrali sono illuminate a giorno con lampioni e fari disposti per giochi di luci...appena giri l'angolo hai l'impressione di essere in un romanzo gotico: solo la luce che filtra dalle piccole finestre dei palazzi o dalle insegne dei locali...le vie sono ancora in ciotoli e sanpietrini e gli scarichi delle grondaie danno direttamente sul selciato, rendendo le strade lucide al chiaro di luna...l'effetto è surreale...e questo nella parte vecchia della città...
fra i palazzoni sovietici anni sessanta l'effetto è molto meno romanziero... direi da brividi sulla schiena...
la cosa buona è che ad ogni angolo trovi un taxi pronto a scarrozzarti ovunque...ecco, al riguardo devo dire che è assai più facile essere abbordati da un tassista che tenta di portarvi ovunque, piuttosto che da una bella ragazza del posto...
La vita diurna è tutt'altra cosa invece...musei, concerti, mercatini e attrazioni varie non mancano...ma questa purtroppo è una delle parti che devo ancora esplorare..le ore diurne le abbiamo dedicate a smaltire le varie sbornie, dormire, guardare il moto gp e bighellonare per le campagne lituane...spero di tornare al più presto a continuare l'esplorazione...
ah, dimenticavo...le mie conquiste: Claudio, un gatto lituano che ha deciso di condividere con noi alloggio, tv e provviste...è bello vedere che ci sono cose che ovunque vai sono sempre uguali....